Benedetta menopausa!
E' un aggiornamento di sistema
Non sono un medico. Non ho nessuna intenzione di scrivere una guida medica, per quella ci sono i ginecologi, e verso la fine ti dico come riconoscere se è quella giusta per te. Quello che trovi qui sono le cose che ho cercato per anni senza trovarle scritte in modo chiaro: informazioni aggiornate, senza allarmismi, senza la sensazione che devi aver paura di qualcosa senza sapere di cosa. Ci ho messo anni di ricerca, qualche prova su me stessa, e la convinzione che capire quello che ti sta succedendo nel corpo sia già metà della cura. Non è una prescrizione. È una mappa.
Sono le tre di notte.
Sono sveglia da un’ora, con il cuore che batte un po’ troppo forte e i pensieri che girano senza direzione. È in queste ore che si pensa alle cose che di giorno non hanno spazio e che arrivano come compagni indesiderati quando tu brami solo di spegnere quel benedetto cervello. Ed è in una di queste notti che ho deciso di scrivere questa guida.
Perché alle tre di notte, lo so adesso, non lo sapevo nei miei momenti di panico in premenopausa, è il progesterone che manca. È la chimica baby! E quando l’ho capito, qualcosa si è sistemato: non i sintomi, ma il modo in cui mi ci rapportavo. Non stavo impazzendo. Non avevo un principio di Alzheimer (si, ammetto di aver googlato questa cosa più di una volta). Il mio sistema endocrino stava cambiando le regole solo che io non ne avevo idea!
Nessuno me lo aveva detto. E quando avevo provato a chiedere al mio medico di base, la risposta era stata: “Eh signora, è la menopausa, ci passano tutte. Sopporti.”
Ho sopportato per un po’. Poi ho iniziato a fare domande. A cercare in rete, a leggere, a confrontarmi con altre donne. Che io di sopportare non ho mai avuto voglia, in questa fase della vita, meno che mai.
Quello che ho scoperto è che quei sintomi avevano un nome preciso, una spiegazione scientifica, e in molti casi una risposta. Qualche anno fa ho pubblicato una storia su Instagram perché stavo davvero male ma l’ho pubblicata con un po’ di vergogna, come se ammettere di essere in perimenopausa fosse un’ammissione di debolezza. “Oh mio dio, sto invecchiando, la decadenza è vicina, la mia vita è finita.” Ho ricevuto centinaia di risposte. “Finalmente qualcuno ne parla.” “Pensavo di impazzire.” “Grazie.”
In un certo senso è stata la fine di qualcosa, di una parte della mia vita ma, posso dirvi? Non mi manca per niente. E me ne sono resa conto quando ho capito che avrei finalmente smesso di soffrire.
Non lo dico in senso metaforico. Lo dico letteralmente. Per anni ho passato due o tre giorni al mese piegata in due. Dolori che mi mettevano fuori combattimento, che gestivo con una combinazione di antidolorifici, borsa dell’acqua calda e una soglia del dolore che avevo alzato così in alto da non riconoscerla più come tale.
Non devo più figliare. Quella fase é chiusa. E con lei una quantità di roba fisica, mentale, logistica che non avevo mai contabilizzato fino in fondo. Magari di questo ne riparleremo meglio più avanti.
E comunque quella vergogna non è un caso. È il risultato di decenni in cui la menopausa è stata trattata come qualcosa da tenere nascosto, un segnale di fine invece che di trasformazione. In questa guida proviamo a smontarla un pezzo alla volta. Non con ottimismo forzato, ma con informazioni chiare. Le trovi qui sotto.
Tre ormoni, una cosa sola da capire
Quando parliamo di menopausa, parliamo di tre ormoni che si muovono insieme. Non scendono e basta. Oscillano, si spostano, cambiano rapporto tra loro. Ed è in quel disordine che si annida tutto il casino che sentiamo.




